La Battaglia di Canne
È tempo di dare ali alla nostra immaginazione, di svegliarci dall’inerte torpore nel quale siamo stati come narcotizzati nel corso di questi ultimi lustri e di recuperare alla nostra memoria uno dei più grandi e drammatici fatti d’arme dell’antica storia romana, la battaglia che rappresentò per Roma, pur sconfitta, l’inizio della sua grandezza. E questo cruento avvenimento è nostro, ci appartiene, perché si consumò nella nostra campagna, in un’assolata giornata agostana di oltre 2.200 anni fa, le cui ore scandirono i lugubri rintocchi di una disfatta implacabile e il massacro di una grande armata. Iniziata sulla piana ofantina, a ridosso dell’antico alveo fluviale, decisa dal geniale cartaginese, la battaglia si concluse fra le pieghe infracollinari dell’antichissima Canne.
È tempo che subentri una riflessione che contribuisca a renderci consapevoli delle enormi potenzialità turistico-culturali legate ad un più aggiornato richiamo della epicità del celebre scontro.
È pur vero che l’altra Canne - quella medievale - è più visibile, attraverso le periodizzate tangibili attestazioni di un passato scandito da una realtà storica archeologicamente stratificatasi in epoche che hanno sedimentato un gran numero di testimonianze. Ma la suggestione della famosa battaglia, ancorché le sue emergenze visibili si sono dileguate fra le nebbie di un remoto passato, è tuttavia presente ovunque, a Canne, e il suo immaginifico scenario è restato inalterato nei suoi elementi essenziali: il fiume, la piana del combattimento, il ventoso Volturno, l’accecante riverbero del sole sulla vasta pianura nelle giornate di agosto, la rocca della cittadella e le colline circostanti teatro dell’inaudito massacro. Tocca soltanto a noi e alla nostra fantasia evocatrice rianimare l’epica scena attraverso l’animazione degli avvincenti fotogrammi della grandiosa rappresentazione.
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